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26 July 2013 @ 10:20 pm
High☆Speed! - Cap. 1  

Capitolo 1 - Nuoto




L’acqua è viva. Anche quando si protende silenziosamente, quando non si vedono neanche le più piccole increspature, sta soltanto trattenendo il fiato, come se stesse aspettando la sua preda. E se ti tuffi, in una pioggia di effimere goccioline essa allungherà immediatamente le sue zanne e ti attaccherà. Si avvolgerà intorno al tuo corpo, cercando di imprigionarti. Più lotterai, più pesantemente ed insistentemente essa ti ingoierà, finché ben presto avrai esaurito tutte le tue forze.
Tuttavia, se correggi la tua postura senza lottare, l’acqua diverrà calma. A quel punto premi le punte delle dita contro la  superficie e crea un’apertura, poi scivola lentamente in avanti – braccia, testa, petto, pancia e gambe.
Non rifiutare l’acqua, accettala. Non rinnegare l’acqua, riconosci la sua esistenza. La cosa importante è capire l’acqua, sentirla con la pelle, gli occhi, l’anima. Non dubitare delle cose che senti. Credi in te stesso.


Haruka toccò la parete della piscina e sollevò la testa dall’acqua. Nonostante avesse appena concluso i mille metri stile libero non era affatto a corto di ossigeno. Quando si tolse gli occhialini trovò una mano tesa di fronte a lui. I suoi occhi risalirono lungo il braccio. Un ragazzo di nome Makoto lo stava guardando con un sorriso amichevole sul volto.
Per essere un ragazzino di prima media, Makoto era abbastanza più robusto rispetto ai suoi coetanei. Possedeva  spalle ampie e muscolose, e sopra di esse una faccia abbastanza giovane da sembrare fuori posto se paragonata al resto. Aveva anche un aspetto gentile, con le sopracciglia rivolte all’insù. Quello era Tachibana Makoto.
Haruka afferrò la sua mano, venendo tirato fuori dalla piscina con una quantità di forza sorprendente, se si pensava che venisse da quel volto sorridente con le sopracciglia arcuate.
«Nuoti magnificamente, come sempre. Sei come un delfino, Haru-chan.»
«Credo sia la volta buona che tu la smetta di mettere il ‘-chan’ dopo il mio nome.»
Haruka non era alto quanto Makoto, ma il suo fisico sottile e proporzionato dava una sensazione di potenza che non derivava dalla sua muscolatura. Inoltre nei suoi occhi c’era qualcosa che lo faceva sembrare molto veloce. Questo era Nanase Haruka.
I due frequentavano il club di nuoto Iwatobi già da tre anni. Inizialmente era stato Makoto a suggerirlo, Haruka semplicemente si era detto d’accordo, e anche in seguito aveva continuato a pensarla in quel modo. Le uniche cose che avevano in comune era che frequentavano la stessa scuola ed erano membri dello stesso club di nuoto. Beh, in più entrambi avevano nomi femminili.
A Makoto non importava poi granché, ma Haruka era fissato con quella storia. Odiava essere preso in giro per il suo nome più di ogni altra cosa, e ogni volta che poteva usava soltanto il suo cognome in pubblico. Anche così però, nei casi in cui doveva necessariamente dire il proprio nome, aveva l’abitudine di guardare altrove e sussurrarlo il più piano possibile. Tutte le volte in cui lo vedeva reagire in quel modo, Makoto sembrava divertirsi.
«Va bene. Allora, per oggi hai finito, Haru?»
Era così che Makoto, il quale aveva chiamato l’altro “Haru-chan” sin dall’asilo, aveva deciso di chiamarlo. Bastò quel piccolo cambiamento a fargli sembrare che anche il loro rapporto fosse cambiato.
«Te l’ho già detto, non c’è bisogno che tu aggiunga il mio nome alla fine di ogni frase. E chiamami per cognome.» Nonostante non fosse arrabbiato parlò severamente, in tono autoritario. Era sempre stato così.
Senza sembrare che gliene importasse granché, Makoto continuò a sorridere e rispose: «Haru, tu mi chiami Makoto, no? Dovrei forse chiamarti Haruka allora?»
Haruka scrollò le spalle nel sentirglielo dire. «Se lo farai non ti rivolgerò mai più la parola.»
«Allora vada per Haru.»
Finiva sempre in quel modo. Non importava quanto Haruka cercasse di sopraffarlo, non importava quanto Haruka provasse a resistere, alla fine le cose andavano comunque a favore di Makoto. In momenti come quello Haruka si limitava a tacere e guardare da un’altra parte. Parlarne ulteriormente sarebbe stata una seccatura, ma al contempo non c’era assolutamente modo che lui si arrendesse del tutto. Nel caso di Haruka egli mostrava i propri pensieri con quel comportamento, fissando il proprio sguardo altrove.
Makoto si sistemò gli occhialini e si posizionò sul blocco di partenza. Poi, in un attimo, si tuffò. L’acqua schizzò ovunque. A differenza di Haruka, Makoto si fece spazio sulla superficie con una violenta bracciata e potenti calci. Era come un’orca che inseguiva ferocemente la propria preda.
Senza attendere che Makoto toccasse il bordo cinquanta metri più avanti, Haruka si incamminò verso le docce. Voglio sbrigarmi e togliermi di dosso quest’acqua. A causa sua è diventata tiepida. Con quel pensiero in testa si tolse nervosamente la cuffia.



Soffiava un vento proveniente dal nord, che agitava i rami dei pioppi. Non erano rimaste più foglie su di essi, e quasi sembrava che emettessero un suono tremolante, come quello di un anziano signore che chiede di essere perdonato.
Davanti all’ingresso dell’Istituto elementare Iwatobi una vasta strada a due corsie si restringeva verticalmente su un viale alberato costeggiato da pioppi, nel quale non c’era neanche lo spazio perché potessero passarvi due automobili contemporaneamente, e così proseguiva fino all’incrocio successivo. Poiché non c’era granché a fare da riparo lungo il marciapiede, in inverno non c’era altra opzione che camminare con il vento in faccia. I bambini che percorrevano quella strada potevano solo stringersi nelle spalle e tenere la bocca chiusa contro il freddo.
Fu in quella stagione, all’inizio del nuovo anno, che Matsuoka Rin si trasferì nella loro scuola.
«Mi chiamo Matsuoka Rin. Mi sono trasferito qui dalla scuola elementare Sano. Ho un nome femminile, ma vi assicuro che sono un ragazzo! Spero che andremo d’accordo.»
Nella classe scese improvvisamente il silenzio. Magari sono nervosi, trovandosi di fronte un nuovo compagno. O forse la classe è piena di studenti abitualmente tranquilli. Non dovette però attendere molto perché ben presto il silenzio si trasformò in chiacchiericcio. Beh, sono uno studente trasferito a metà anno, sono arrivato a gennaio dell’ultimo anno, e soprattutto ho un nome da ragazza, quindi la loro reazione è naturale. Mentre Rin rimuginava su quei pensieri e lasciava lo sguardo vagare sulla classe, uno dei ragazzi balzò in piedi.
«Matsuoka-kun!» Era Tachibana Makoto. Guardava Rin con sguardo allegro e un sorriso gioviale sul volto.
Rin sapeva che l’altro frequentava quell’istituto, però… «…Tachibana-kun? Non sapevo che fossi in questa classe.»
«Già. Haru-cha—voglio dire, c’è anche Haru.» Makoto si voltò da un lato. Nel punto in cui stava guardando stava seduto Haruka, che fissava Rin con la sua solita espressione indifferente.
«Capisco… c’è anche Nanase-kun.» Nanase Haruka. Asociale come sempre. Sapevo che frequentava questa scuola, ma non pensavo che saremmo capitati nella stessa classe.
I tre avevano parecchie cose in comune. Erano tutti all’ultimo anno, tutti nuotatori e avevano tutti e tre nomi femminili. E adesso in più si trovavano anche nella stessa classe. Tutti ripresero nuovamente a chiacchierare, domandandosi come facessero a conoscersi. Questo argomento divenne il soggetto della loro curiosità e suscitò l’interesse comune.
Durante la pausa pranzo non era insolito vedere alcuni studenti radunarsi attorno all’ultimo arrivato. In un certo senso si può dire che fosse il destino di uno studente trasferito – dover affrontare un mucchio di domande, essere assillato per aver informazioni, ritrovarsi completamente spogliato dei propri abiti. Essere costretto a discutere di cose delle quali nemmeno agli amici più stretti sanno abbastanza per poterne parlare. Nonostante questo, per fare bella figura la prima impressione è molto importante. Non importa la domanda, bisogna rispondervi in maniera chiara e con un sorriso.
Ad ogni modo, come ci si potrebbe aspettare, verso la fine del terzo intervallo Rin stava iniziando ad annoiarsi. Quando arrivò l’ora della pausa pranzo si unì a quelli che avevano già finito di mangiare. Su, iniziamo la seconda parte della giornata.
Proprio mentre stava prendendo un grosso respiro, qualcuno gli mise una mano sulla spalla. Anche se non vi aveva messo molta forza, Rin poteva sentire un’ondata di energia fluire da quel tocco, e aggrottò la fronte. Anche senza girarsi, sapeva che si trattava di Haruka. Non riusciva a pensare a nessun altro all’interno della classe capace di fargli un tale effetto.
«Vieni con me un attimo.» Senza aggiungere altro, Haruka iniziò a fargli strada.
Rin lo osservò muoversi e inspirò, stupito dall’invadenza di Haruka. Per un momento aveva desiderato scansare il suo braccio in malo modo, ma poi aveva pensato: “Una reazione simile non starebbe bene per uno studente trasferito”, decidendo quindi di non reagire. Mentre guardava la schiena di Haruka, domandandosi cosa dovesse fare, qualcuno gli diede una pacca leggera sulla schiena e lo superò di qualche passo.
«Che fai? Verrai lasciato indietro.» Un Makoto sorridente gli passò accanto.
«Sì, sì, arrivo.»
Rin sentì su di sé lo sguardo di qualcuno, e guardandosi attorno notò che la classe intera li stava osservando con gli occhi pieni di curiosità. Meno male che prima non ho reagito, pensò. Poi, come se volesse fuggire dai loro sguardi, corse dietro a Makoto.



Haruka si fermò a metà strada fra l’edificio scolastico e la piscina. Sopra di loro, i rami di un grosso ciliegio si allargavano senza foglie né fiori, addobbati piuttosto dal gelo dell’inverno. Quasi come se stesse cercando qualcosa, si allungava verso il cielo stendendosi con tutte le sue forze. L’albero si trovava lì da molto tempo prima che la scuola venisse costruita.
Rin parlò, la voce in sintonia con lo stato d’animo. «Wow, è fantastico! È un ciliegio o una cosa del genere?»
È un ciliegio, pensò Haruka, ma lo tenne per sé.
«È un ciliegio» disse Makoto, ridendo perché aveva compreso i pensieri di Haruka.
Rin poggiò le mani sul tronco dell’albero e alzò lo sguardo al cielo, attraverso il groviglio intricato di rami. «Ehi, quando in primavera cadono i petali molti finiscono in quella piscina, no?»
Haruka e Makoto guardarono verso la piscina. Poiché non vi era stata fatta nessuna manutenzione, le foglie cadute erano sparse ovunque al suo interno.
«Voglio provare a nuotarci qualche volta, in una piscina piena di petali di ciliegio» asserì Rin, suonando stranamente romantico.
Makoto osservò a lungo la sua espressione. «In quel periodo dell’anno l’acqua sarebbe ancora fredda, non potresti farci il bagno. Penso che sia molto meglio nuotare in estate.»
Haruka era sconvolto. «Pensi di essere ancora qui l’anno prossimo?» La sua voce si mescolò al frusciare del vento fra i rami, disperdendosi nell’aria.
Rin tolse la mano dal tronco e la mise in tasca. «Cosa avevi in mente quando hai deciso di portarmi in un posto del genere? Ti piace fare scherzi allo studente trasferito nel suo primo giorno o cosa?» Non appena Rin pronunciò quelle parole iniziò a ridere, come se trovasse l’idea divertente. Coinvolto dalle sue risa, anche Makoto lo imitò.
Haruka lo guardò torvo, e Makoto si schiarì appena la voce con un colpo di tosse, rivolgendosi a Rin. «No, Matsuoka-kun. Scherzi a parte, c’è qualcosa che vorremmo chiederti.»
Prima che Makoto avesse finito di parlare, Rin lo interruppe. «È stata una coincidenza, sul serio, una semplice coincidenza. Quando ci siamo trasferiti è capitato che mi abbiano iscritto in questa scuola. Anch’io ero sorpreso! Non ho mai pensato che sarei finito nella vostra stessa classe. È una coincidenza piuttosto strana, eh?»
Avevano incontrato Rin diverse volte ai campionati di nuoto cittadini. Quello era l’unico contatto che avevano. Non erano esattamente così legati, a stento avevano avuto una normale conversazione.
Era successo nel Marzo precedente. Il primo a parlare con loro era stato Rin.
«Sei veloce. Vai davvero alle elementari?»
Non era chiaro se stesse parlando con Haruka o Makoto, ma fu comunque Makoto a rispondergli. «Sei Matsuoka-kun del club Sano, giusto?»
Ricordava che Rin era sembrato molto contento nel sentirgli pronunciare quelle parole. «Ah, mi conosci!»
Era la prima volta che partecipavano a delle gare interne. Haruka aveva vinto nei 100 metri stile libero, Makoto nei 100 metri rana, ma entrambe le gare sui 50 metri erano state vinte dal club Sano. Da Rin, più precisamente.
«Oggi avevano programmato solo gare su lunga distanza, ma se avessero previsto anche gare più brevi scommetto che avrei potuto vincere anche i 100 metri.*»
Non sembrava che parlasse da perdente, né che li stesse in qualche modo rimproverando. Pensarono che probabilmente aveva ragione. Sia Haruka che Makoto avevano perso terreno contro Rin all’inizio. Erano riusciti a recuperarlo solo intorno ai 70 metri – in altre parole, dopo la prima vasca.
Nonostante Haruka avesse vinto non ne era particolarmente entusiasta. Non gli interessava vincere o perdere. Non aveva nuotato una sola volta per ottenere una vittoria. Era semplicemente irritato dalla differenza fra le loro partenze.
Quando Haruka aveva ripreso Rin ed aveva toccato la parete, Makoto era stato contento con lui come avrebbe potuto esserlo per se stesso. «Congratulazioni! È fantastico che tu abbia vinto!»
Come se non avessi vinto anche tu, pensò Haruka, dicendo però altro. «Chi è quello?» Aveva indicato Rin, che giaceva sdraiato a bordo piscina.
«L’hanno chiamato Matsuoka-kun, è del club Sano.»
Non lo aveva mai sentito nominare, ma anche conoscendo il suo nome non faceva per lui troppa differenza. Haruka voleva soltanto ricordarsi di lui: l’avversario che gli aveva dato così fastidio. Il modo in cui appariva ai suoi occhi, sdraiato con gli occhialini ancora sul viso, il respiro pesante. Chissà se sta piangendo. Quello stava pensando Haruka quando Rin svanì dalla sua vista per un istante, dopodiché Haruka si voltò. Solo in seguito Rin andò a parlare loro. Fu una conversazione breve che durò soltanto fino alla cerimonia di premiazione.
«Anch’io devo lavorare di più sulla forza.» Rin era alto più o meno quanto Haruka, ma aveva sviluppato un ottimo equilibrio: si poteva dire che il suo fisico era molto adatto al nuoto agonistico.
«Non penso che sia soltanto una questione di forza» disse Haruka. Non aveva mai vinto una gara basandosi solo su quella.
Come sempre, toccò a Makoto spiegare le sue parole. «Matsuoka-kun, la tua partenza è stata fantastica. Non immaginavo che potessi nuotare in quel modo!»
Ad un tratto qualcuno chiamò Rin. «Ehi Rin! La cerimonia sta per iniziare!»
«Arrivo, Sousuke! Dammi un secondo!» rispose Rin, poi si voltò di nuovo verso Haruka e Makoto. «Non perderò la prossima volta. Nuotiamo ancora insieme, ok?» Lo disse con la stessa semplicità con la quale si dileguò.
«Anche noi lavoreremo duro per non farci battere!» rispose Makoto con un sorrisino. «Guarda, guarda, la premiazione sta per avere inizio» disse, spingendo allo stesso tempo Haruka dalle spalle.
Era così che avevano conosciuto Rin. Sin da allora lo avevano rivisto in quasi tutte le gare alle quali avevano partecipato.

I rami del ciliegio furono agitati da una folata improvvisa di vento, che li fece muovere con un gran frastuono. La raffica sollevò molta polvere, e i tre ragazzi istintivamente chiusero gli occhi. Solo per un momento furono investiti da una forte tromba d’aria che arrivò fino al cortile, muovendosi a destra e a sinistra, sollevando quanta più polvere possibile.
Rin seguì la corrente con lo sguardo, sputando un po’ di polvere. «Che diamine ha oggi il vento? Bleah, ho della sabbia in bocca. È sempre così da queste parti?» Sputacchiò ancora una volta.
«Sì, ma si solito non è così forte. Ho pensato che saremmo stati trascinati via! Andiamo Haru, torniamo dentro la scuola.» Prima ancora di concludere il discorso, Makoto aveva già preso la direzione dell’edificio. Gli altri bambini che stavano giocando in cortile fecero lo stesso, correndo come se fossero inseguiti dal vento stesso.
Non è che Haruka avesse portato lì Rin per mostrargli il ciliegio. Non gli aveva ancora domandato nulla, né aveva capito altrettanto. Sono stato fregato dal vento? pensò, sentendosi frustrato. Non sapeva ancora se il trasferimento di Rin fosse una coincidenza o meno. Comunque era stato semplice capire che in qualche modo la sua presenza avrebbe influenzato sia Makoto che lui. In qualunque modo l’avesse fatto sarebbe stata comunque una seccatura.
Haruka non vi si sarebbe lasciato invischiare. Era per quel motivo che aveva portato lì Rin, per avvertirlo di stare alla larga, ma sentiva che insistere avrebbe soltanto creato ulteriori problemi. Più ne fosse stato ossessionato, più sarebbe rimasto coinvolto.
Distogliendo lo sguardo da Rin, che stava correndo verso l’interno, Haruka guardo solo una volta in alto, verso i rami del ciliegio agitati dal vento.

Fine capitolo 1


- Trovate la versione inglese di questo capitolo @sunnyskies -

*NdT: questa frase non sono riuscita a capirla bene. In inglese dice: "They only had long course today, but if they had short course, I bet I could have won the hundred meter, too." Se qualcuno dovesse riuscire a tradurla meglio me lo faccia sapere, provvederò a modificarla ^^ In generale comunque alcuni dei discorsi non sono tradotti alla lettera per una questione di scorrevolezza, ma fatemi sapere anche se avete suggerimenti, così da poter migliorare i prossimi capitoli
 
 
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( 7 comments — Leave a comment )
Flavia CiarlettiFlavia Ciarletti on July 31st, 2013 07:53 am (UTC)
Di capitoli lunghi e vento con volontà propria
Certo che i capitoli di High Speed sono lunghini, eh?
O forse sono io che sono abituata a tradurre cose più corte? Comunque sembra proprio carina la Light Novel. Grazie ancora per averla tradotta! Sono proprio curiosa di vedere come andrà avanti. -w- Makoto è adorabile.
E il vento è cattivo.(?)

A presto!
yu~ dall'armadio-Makoto con dentro gli universiyuki013 on August 2nd, 2013 10:51 am (UTC)
Re: Di capitoli lunghi e vento con volontà propria
Convoglio tutto in un'unica risposta per convenienza XD
Innanzitutto grazie, speravo che qualcuno (oltre me) trovasse più semplice leggere novel direttamente in italiano piuttosto che andare a sventrare quelle inglesi.
Per Durarara: grazie di avermi fatto notare l'errore, lo correggo immediatamente! I capitoli precedenti li puoi trovare già tradotti su Baka-Tsuki, non mi sembrava giusto eliminare il lavoro altrui e sostituirlo con il mio. Izaya è un personaggio molto complesso, che parla per enigmi e che non credo capiremo prima della fine della novel. Anche così però è meraviglioso <3
Per HighSpeed: i capitoli sono abbastanza lunghi, specialmente nella parte centrale, che analizza meglio la psicologia dei personaggi. Sembra strano se si pensa che sono tutti ragazzini, ma tant'è. Ad ogni modo sto già lavorando al capitolo 2, quindi non dovrai attendere molto.
Ancora grazie, alla prossima =)
Flavia CiarlettiFlavia Ciarletti on August 2nd, 2013 05:42 pm (UTC)
Re: Di capitoli lunghi e vento con volontà propria
Macchè, grazie a te! >w<
Sì, penso lo stesso per Izaya. E' un personaggio meraviglioso ed incomprensibile.
Beh, mi piace il fatto che si approfondisca la psicologia dei personaggi!
Non vedo l'ora di leggerlo. A presto!
Akihiro HeartfiliaAkihiro Heartfilia on August 6th, 2013 09:40 am (UTC)
Grazie per la traduzione >//< è bello vedere ogni tanto qualcuno che traduca in italiano, spesso si riescono a trovare solo i testi in inglese (dei quali non ci capisco un H T.T) xD Che dire: il carattere scontroso di Haru mi piace un sacco u.u Non vedo l'ora di proseguire nella lettura *-* Grazie ancora!
yu~ dall'armadio-Makoto con dentro gli universiyuki013 on August 13th, 2013 12:42 pm (UTC)
Grazie a te, e buona lettura ^^
ketigurga on August 28th, 2013 10:16 pm (UTC)
vi ringrazio molto per la traduzione di questo progetto!!!
sto amando free alla follia ^_^
Sonia Saccani on April 13th, 2014 05:51 pm (UTC)
Emh...
Ma la light novel di free finisce con 5 capitoli? Non erano 8? :(
( 7 comments — Leave a comment )